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La prossima frontiera italiana dell’abitare: lo studio Apartme

Pubblicato da x admin sopra Ottobre 20, 2023
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Nel corso degli ultimi anni abbiamo visto prendere possesso delle nostre case molte abitudini architettoniche trapiantate dall’estero come ad esempio il concetto di open space, ormai entrato a gamba tesa in ogni planimetria, o la filosofia del loft cioè abitazioni soppalcate che acquisiscono metri calpestabili sviluppandosi in altezza.

Sulla base dei trend che vedono sempre di più il minimalismo come filosofia di vita, focalizziamo la nostra attenzione su quella che sembra essere la prossima tipologia abitativa che va diffondendosi pian piano: lo Studio Apartment, conosciuto in Italia come “monolocale”. Esso si contraddistingue per il suo layout pulito ed elementare, basato su un unico ambiente allo stesso piano (quindi non prevede soppalchi) dove troviamo cucina, living e zona notte mentre bagno e armadio sono a parte.

Spesso oggetto di accezione negativa perché percepito come un limite alla vivibilità dell’abitazione o della privacy, questa proposta offre in realtà tanti buoni elementi per essere presa in considerazione.

Tralasciando le ovvie motivazioni collegate ai costi a partire dall’acquisto dell’immobile fino all’impiego di risorse economiche nell’arredamento, prendiamo in analisi i fattori legati alla gestione di un monolocale.

L’impianto di riscaldamento e raffrescamento hanno una resa migliore per la tenuta della temperatura desiderata, e potrebbe bastare anche un semplice inverter per garantire un valido apporto climatico.

Ordine e pulizia sono il mood principale di chi decide di vivere in uno studio, dove tutto il superfluo viene meno a favore dell’essenziale. Stando ad alcune ricerche, infatti, chi adotta uno stile abitativo minimal ha dei livelli di stress inferiori rispetto a chi vive in grandi case piene di oggetti.

Chi sceglie di vivere in un monolocale non lo fa per ripiego ma perché abbraccia una filosofia del “less is more“, vivere con meno è meglio; a questo proposito, per gli scettici, esiste una vera e propria normativa dove viene definito che lo spazio utile minimo per vivere è di 28 mq per una persona, 38 mq per due persone, con una altezza minima di 2.70 mt, (2.60 mt se l’immobile ha riscaldamento a pavimento o simili).

Nel dettaglio le dimensioni a norma dei singoli ambienti sono le seguenti:

CAMERA DA LETTO

  • 9 m² per le camera da letto per una sola persona
  • 14 m² per le camere da letto doppie (o matrimoniali)

SOGGIORNO di almeno 14 mq; nelle camere da letto, nel soggiorno e nella cucina deve esserci una finestra apribile.

Vediamo di seguito alcuni esempi di soluzione per uso abitativo singolo:

E qualche esempio di vita di coppia in un monolocale:

La sostanziale differenza è nella divisione degli spazi, più o meno definita da sottili pareti o soluzioni divisorie, come pannelli di legno o di vetro. L’aspetto fondamentale che contraddistingue le due alternative è data dall’armadio, il quale deve far fronte alla contenitività per due guardaroba.

Le giuste attenzioni vanno rivolte alla comodità: in primis il letto, senza il quale il nostro riposo non sarebbe soddisfacente. Abitare in una casa piccola, infatti, non deve essere sinonimo di scomodità ma solo di meno oggetti “evitabili”. Optiamo quindi per una vera e propria struttura letto, evitando i divani combinabili, che per quanto possano essere pratici, alla lunga potrebbero rivelarsi scomodi. Stesso discorso per le sedute. Divano e sedie dovrebbero essere comode così da rendersi versatili anche qualora si volesse usarle per tempi più lungi.

Per il resto del mobilio, come tavoli e scrivanie, si può scegliere per un buon compromesso con qualcosa di pieghevole o modulabile, e quando possibile sfruttare anche gli spazi verticali grazie all’uso di mensole o pensili.

Dopo queste dritte, diamo il “VIA” a rivoluzionare i nostri preconcetti sull’abitare!

Pics by Pinterest

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