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Facciata termoattiva: la nuova frontiera dell’efficientamento energetico

In prima fila in questo progetto innovativo troviamo lo Studio DBM di Sesto San Giovanni che ha pensato di utilizzare la naturale inerzia termica di muri e pareti perimetrali degli edifici per un accumulo naturale di caldo e freddo. Al centro dell’innovazione c’è uno speciale termointonaco in grado di mantenere una temperatura media controllata compresa tra i 25 ed i 30 gradi, utile a creare una sorta di barriera termica contro le dispersioni. Il sistema funziona attraverso l’uso di serpentine – così come avviene ad esempio per il riscaldamento a pavimento – posate sotto l’intonaco all’interno delle quali circolano acqua calda o fredda a seconda delle necessità, con l’ausilio di pannelli fotovoltaici.
Tale tecnologia verrà testata su edifici pubblici del Comune di Certosa di Pavia tra i quali scuole, ambulatori medici ed il municipio, consentendo di trasformare tali edifici in edifici cosiddetti NZEB (a energia quasi zero), con elevatissime prestazioni energetiche in grado di ridurre al minimo i consumi.
Attualmente si stima che in Italia ci siano oltre 12 milioni di edifici con pessime prestazioni energetiche; l’ideale sarebbe poter creare un miglioramento diffuso pur non essendo però questa tecnologia attualmente applicabile a tutti gli edifici per ragioni tecniche. Gli edifici in cemento sono sicuramente i migliori per l’applicazione della facciata termoattiva, seguiti da quelli costruiti con mattoni pieni e poi da quelli con mattoni forati. Per quanto riguarda gli edifici storici il difficile resta la riproduzione esterna di colori e decorazioni originali.
Tutto questo a quali risultati porta? A livello economico ad un notevole risparmio nel tempo considerando una spesa iniziale che può superare di poco i 100 euro al mq oltre all’installazione dei pannelli fotovoltaici ed un rientro nei costi entro i primi 6/7 anni (fermo restando l’ovvio aumento di valore dell’edificio riqualificato!). A livello ecologico ad un’importante riduzione dell’immissione di CO2 in atmosfera e quindi ad un miglioramento della qualità dell’aria.